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Esposizione dei Bogolan di Adama Keita

Il termine “bogolan” è un a parola bambara composto da “bogo”, l’argilla, e un suffisso di derivazione “lan”, che indica lo strumento che permette di ottenere un risultato. “Bogolan” significa dunque “il risultato che porta l’argilla”. L′uso dei bogolan è legato a momenti significativi della vita adulta. Alcuni segni evocano personaggi o divinità, altri segni prevedono più di una versione. Alcuni  hanno la funzione di valorizzare il lavoro, altri segni portano insegnamenti per i bambini e indicano quanto sia necessario essere stabili nel carattere e avere un’identità sicura e definita. All'Afropean Meeting Festival saranno esposti alcuni dei lavori dell'artista Adama Keita, che durante il proprio workshop darà spiegazioni sui disegni e su quest'antica arte.

 

 

 

Fotografare l’Africa

Come avrete certamente notato le fotografie che ci raccontano l’Africa sono quasi sempre di per se accattivanti che si tratti di persone, natura o animali. Per chi non c’è mai stato o chi essendoci stato non l’ha mai guardata con un occhio attento l’Africa rappresenta, fotograficamente parlando, un’immensa palestra piena di spunti con una quantità di storie infinite e ci parrà che non aspettino altro di essere raccontate.
Ogni nazione, ogni regione ogni città o piccolo villaggio sono carichi di visioni a noi sconosciute e affascinanti, molte delle quali sono legati alle differenze che si contrappongono pensando al nostro vivere quotidiano con contraddizioni evidenti ovunque.
Mentre per la natura e gli animali l’etica fotografica scende in secondo piano o meglio non viene tenuta in considerazione, quando ci si rapporta con l’uomo tutto cambia.
Chi si appresta a fotografare l’Africa incontrerà da per tutto precarie condizioni di vita come la malnutrizione o l’endemica povertà, purtroppo questa è una costante, sicuramente ci si troverà di fronte a problemi sociali di forte impatto emotivo, dove è d’obbligo sempre domandarsi se e come scattare.
Fotografare le persone richiede sempre una sensibilità e un pudore ragionato, ovunque ci si trovi, in Africa specialmente.
Quello che cercheremo di affrontare con questo breve work shop, oltre ad alcuni trucchi di tecnica e di ripresa, è come si possa conciliare la voglia di documentare e di fare delle fotografie belle e significative mantenendo il rispetto delle popolazioni che incontreremo sul nostro cammino, cercare di capire quali sono i limiti di quel sottile equilibrio tra etica e voglia di raccontare senza far lievitare quel vasto archivio di immagini stereotipate che troppo spesso vengono utilizzate per fare leva sui sentimenti di chi le guarda.